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Centro Missionario Diocesano

Relazioni e riflessioni

Liceo Artistico Maffeo Olivieri,


Rescoconto della relatrice Daniela Ruffin
i


"IL MONDO IN MOVIMENTO"
( 2009)
Mi presento ai ragazzi. Mi soffermo sull’esperienza come infermiera, nei paesi del sud del mondo, con Organizzazioni Non Governative e Medici Senza Frontiere. Elenco i paesi in cui sono stata: Nicaragua, Bolivia, Brasile, Mauritania, Etiopia, Angola e Mozambico. Lo faccio, sia per suscitare l’interesse, sia per sottolineare che conosco i paesi da cui provengono i migranti.
Sottolineo gli obiettivi che desidero raggiungere, insieme a loro:

 

Spiego ai ragazzi come è strutturato l’incontro in termini di metodo e tempistica.
Inizio con il brainstorming. Non tutti conoscono il significato, una ragazza lo spiega ai compagni. Intervengo solo per integrare l’informazione. Le parole da cui partire sono: immigrati - migranti.I ragazzi rispondono sciolti, le parole sono tutte appropriate. Ne riporto solo alcune(perché le ho scritte sulla lavagna con il gesso e sono rimaste a scuola): clandestinità-rifiuto-discriminazione-difficoltà.I concetti riportati sulla lavagna sono più di una decina, tutti pertinenti.Invito i ragazzi, in modo non scientifico, a considerare se prevalgono aspetti positivi o negativi. Sono tutti concordi nell’affermare che prevale l’aspetto negativo.

Passo ad un lavoro più accurato. Cosa ne sanno i ragazzi delle ragioni che spingono a migrare. Facciamo una lista: Povertà-guerre-mancanza di lavoro-motivi di salute ed altre ragioni tutte basate sulla necessità. Alla mia domanda: Ma sono tutti morti di fame?! Arriva anche studio-turismo.Riprendiamo alcune parole, per esempio declinando lavoro, i ragazzi arrivano alle categorie di sfruttamento e sottoccupazione.Introduco il fenomeno dell’urbanizzazione, come elemento dirompente che si sta imponendo da tempo. Affrontiamo il tema dello spostamento dalla campagna alla città. Molte capitali e grandi città del sud del mondo vivono le contraddizioni e gli squilibri che caratterizzano i rapporti tra paesi ricchi e paesi poveri.
Città con una zona centrale (grattacieli, centri commerciali, autostrade urbane, parchi) che non ha nulla da invidiare alle città europee, circondata da tante aree più o meno estese di quartieri poveri. Un ragazzo dice baraccopoli, li invito a proseguire con altri nomi analoghi: favelas, bidonvilles, slums.Faccio descrivere a loro le condizioni di vita: senza luce, senza fogne, senza acqua potabile. Tanto fango quando piove, tanta polvere durante la stagione secca.Il fenomeno dell’urbanizzazione per mostrare che venire in Europa non è sempre la prima opzione. Molti, prima di sbarcare da noi, hanno già affrontato spostamenti in patria.

Arriviamo alle affermazioni cicliche. Faccio un lavoro sulla memoria riguardante l’Italia degli anni dell’immigrazione meridionale. Riporto alcuni esempi famigliari: i miei genitori che non amavano i meridionali, la persona che li considerava strani perché visitando una casa aveva visto che nella vasca da bagno avevano piantato i pomodori. Aneddoti che servono per mostrare interpretazioni diverse.Escono: portano via il lavoro, portano le malattie, tutto il repertorio classico.Guardiamo il powerpoint e faccio leggere, a turno, cosa c’è scritto sugli striscioni e i cartelli portati dagli immigrati alla manifestazione del 27 ottobre 2007 tenutasi a Brescia:

Volevate braccia

arrivano persone


Siamo immigrati

Non siamo schiavi


NO!

AL LEGAME

TRA PERMESSO

DI SOGGIORNO

E CONTRATTO

DI LAVORO!


Non solo immigrati

Ma cittadini di fatto!!


No all’immigrazione usa e getta